Milano da bere?

27 Giugno 2007 5 commenti

La notizia viscidamente Striscia… II

6 Maggio 2007 2 commenti

Fabio Fazio, come ha eloquentemente spiegato durante l’aggressione dello stolido Stafelli, non gradisce il metodo con cui viene, volente o nolente, consegnato l’odioso tapiro, e ha esplicitato da subito la sua volontà riguardo alla messa in onda del filmato. Quel vanitoso e preso da delirio di onnipotenza di Ricci però l’ha trasmesso lo stesso.

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Morte d’Arthur

20 Febbraio 2007 1 commento

Taxi

24 Maggio 2006 7 commenti

Premesso che prendere un taxi oggi è diventato proibitivo, se mai nei prossimi giorni – o un domani – dovesse servirmi mi rifiuterò di salire su una vettura ricoperta di pubblicità su candidati politici. La politica non è equiparabile a semplice merce di consumo, tipo biscottini da inzuppare nel caffelatte per la prima colazione. E, francamente, non mi si può imporre l’immagine della mia testolina che sormonta il ridanciano faccione dell’aspirante sindaco di Milano Letizia Moratti.
Riferimenti:
Un Golpe marziano dietro le amministrative di Milano?

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Sul viso: uno spunto da Marcabru.

11 Maggio 2006 5 commenti

E’ vero: il viso dice molto. Non certo come intendeva Cesare Lombroso. Salvo rari casi infatti, non è la morfologia del teschio o i tratti del viso donatici da Madre Natura a configurare la nostra condotta. Semmai il contrario: é l’espressione della faccia che si modifica a seconda del nostro vissuto. Quell’apertura al mondo che riflette la nostra biografia sino ad alterare le geometrie del viso. Ci sono volti non canonicamente belli ma comunque armonici, pacificati, magnetici, espressivi, ecc. La figlia della Marchi, agli esordi, quando in costume faceva la modella che mostrava i miracolosi effetti dello "Scioglipancia" e non era ancora corrotta dal marciume esosomatico della madre, era una fanciulla gradevole. Qualcuno, dopo aver saputo che quella era la figlia, si chiedeva persino come avesse fatto una donna così amorfa a dare alla luce una ragazza così graziosa. Ora invece sono molto simili. Addirittura Stefania, malgrado la differenza d’età, la supera. Per difetto. Un esempio contrario? Tiziano Terzani: non è mai stato un brutto uomo – anche se da giovane rassomigliava a un tricheco. Tuttavia non era così splendido e radioso come da vecchio. Dunque non è detto che il ritratto di Dorian Gray sia destinato a divenire inesorabilmente ributtante. Non vi pare?

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La caduta, virtuale secondo Berlusconi.

13 Aprile 2006 4 commenti

Per salvare la sua leggenda d’invincibilità quest’egocentrico malato di mente adesso parla di brogli. E spara cifre folli e spropositate quando il suo stesso ministro, Pisanu, dice il contrario: cioè che tutto si è svolto regolarmente e che le schede nulle sono un esiguo numero – tra l’altro fisiologico. Non so, forse gliel’ha suggerito Bush di fare così (tutti ricordano le elezioni post Clinton). Ma non credo. Io penso davvero che questo Caimano in doppiopetto si è persuaso di essere invulnerabile, di avere il destino segnato. E se le cose non vanno come dice lui allora fabbrica scuse, neanche tanto fantasiose. Scuse in grado d’insinuarsi nella mente dell’Italia populista però, che tra una pizza quattro stagioni e un caffè ristretto, quando meno te lo aspetti, magari tra un paio d’anni, se ne esce con asserzioni tipo: "Lo sanno tutti che la sinistra ha vinto imbrogliando, dài!". Questo signore, senza la "s" maiuscola, se l’è già presa anche con gli elementi e allora mi domando: ma Berlusconi ha mai riflettuto sul fatto che presto o tardi morirà? Che come tutti gli esseri umani è mortale? Oppure anche in punto di morte se la prenderà con Dio (giacché dice di essere credente) accusandolo di aver imbrogliato, affermando che è ingiusto, colglione e comunista?

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Sulla censura di destra. Grazie Serra.

27 Marzo 2006 3 commenti

Giacché al tema della censura – come avrete avvertito – ci tengo molto e, come ho scritto nel precedente post e in diversi commenti, mi piacerebbe che se ne parlasse di più, ho inviato una mail a Michele Serra (editorialista de La Repubblica, scrittore, eccetera) chiedendogli di scrivere qualcosa in proposito e lui mi ha subito accontentato*. Sabato 25 marzo ha redatto L’Amaca che segue. Effettivamente, per riequilibrare la situazione, ci vorrebbe un Nanni Moretti di destra, che avesse fatto un film contro Prodi. Ci sarebbe anche il titolo: "Moriremo democristiani". E poi ci vorrebbero un Paolo Rossi o un Grillo di destra, che massacrino allegramente la folla di ulivisti in spasmodica attesa di poltrona, e un Benigni di destra che prenda in braccio Berlusconi, e cantautori, cineasti e satirici di destra. Ma un Moretti di destra non c’è, il resto neppure, e lo sbilancio è clamoroso, l’egemonia soffocante, la monotonia alle porte. La produzione culturale della destra, specie in questi giorni, consta soprattutto in dichiarazioni all’Ansa di portavoce e sotto-leader che lamentano l’esistenza del Moretti di sinistra e del suo film i sinistra. Nonché spiritosi recensori che stroncano il film senza averlo visto, o peggio avendolo visto senza capirci granché. Ma se almeno la metà dell’energia posta nello stroncare e censurare gli altri, la destra italiana (in senso lato) l’avesse spesa, come dire per farsi una cultura tutta sua? Invece di chiedere agli altri di scomparire, perché non prova ad apparire lei, e intrattenere lo spettabile pubblico con spettacoli e spettacolini propri? Sono anni che aspettiamo, noi di sinistra, di poter finalmente sferrare una campagna triviale, tipo Libero, o fichetta, tipo Foglio, contro un Moretti o un Benigni di destra. Dateceli! Ne abbiamo diritto!! *Ovviamente la mail scritta allo stimatissimo Michele Serra e, soprattutto, il fatto che egli mi abbia accontentato "consapevolmente" sono frutto della mia immaginazione. Attenzione!, il resto però è vero…

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Libertà d’espressione o semplicemente… libertà.

12 Marzo 2006 12 commenti

È un argomento questo importantissimo, imprescindibile, di cui bisognerebbe parlarne sempre. Tutti i giorni. E proprio in questi giorni, in Italia, si sta parlando molto di un editoriale di Paolo Mieli sul Corriere della sera, nel quale, il direttore del più importante quotidiano nazionale, dopo i cinque anni deludenti del governo Berlusconi, si augura la vittoria dell’Unione alle elezioni politiche. Ebbene, molti hanno detto che Mieli non avrebbe dovuto scrivere quell’articolo e che, se ne avessero avuto il potere, costoro, ne avrebbero impedito la pubblicazione. Insomma l’avrebbero cancellato, censurato. Ma perché? Ma dico stiamo scherzando! Con queste affermazioni siamo impercettibilmente e scandalosamente tornati al fascismo. Nessuno sembra scandalizzarsi però. Se ne fa una questione di battute più o meno pronte, più o meno efficaci. Be’ io penso che l’unica reazione giusta, equa e possibile da parte di coloro ai quali l’articolo di Mieli non è piaciuto, sarebbe dovuta constare in una critica argomentata. Decostruitelo quest’articolo. Rispondete. Fatene un altro dove spiegate le ragioni della destra. Mettetene in risalto i difetti. Ma perdìo non parlate di cancellazioni o censure. Bene, detto questo non vorrei però soffermarmi troppo sul caso specifico. I casi sono troppi e svariati. Un altro? Sanremo. Pensate cosa è diventato: i critici banditi, nessuno più può parlar male delle canzoni in gara. Quei cantanti vanitosi e anacronistici non accettano nessuna critica negativa: vogliono solo i complimenti. E tutto sta diventando ancora più triste e noioso nella totale indifferenza. Ma veniamo a noi: parliamo della cosa che più ci riguarda da vicino. I blog. Il blog è uno strano fenomeno che ormai ha preso piede e pare inarrestabile – per fortuna. Tuttavia i blog rischiano di diventare la caricatura sfigata del giornalismo. I blog, rispetto alle testate giornalistiche garantiscono l’orizzontalità dei rapporti. Uno scrive e l’altro, in tempo reale, risponde. Sulla carta stampata non è così: non esiste interazione perché si mantiene la verticalità (anche se il controllo delle fonti consente una deontologia più ortodossa). Orbene, dicevamo, uno scrive e l’altro "commenta". È importantissimo che permanga quest’equilibrio. Tuttavia nei blog si ha anche, ahinoi, la possibilità di cancellare i commenti. Alcuni gestori consentono addirittura di bandire determinate persone mettendole in una lista nera; oppure si può ghettizzare la comunità non consentendo a utenti provenienti da altri gestori di commentare. Terribile! Ma vediamo di analizzare questa censura. In fondo un commento che cosa può mai fare? Se è sgradito si può decidere di farlo notare: rispondendo o ignorandolo. Se si tratta di insulti meglio ancora: lo si lascia lì per testimoniare la bassezza e anche, perché no?!, per il pubblico ludibrio. Se è molesto e/o minaccioso lo si può tralasciare. Se poi il molestatore è pervicace lo si lascia lì a disposizione della Polizia Postale per decidere se è oppure no pericoloso o lesivo della dignità e il prestigio della persona. Insomma, io vorrei che voi mi aiutaste giacché non riesco a trovare ragioni che giustifichino la cancellazione di un commento. Se non la malafede, la paura del confronto, il complesso d’inferiorità, eccetera. C’è qualcosa che però è ancora peggio del cancellare i commenti, qualcosa di più vile, ossia cancellarli parzialmente per manipolare il discorso. Qualcuno dopo questa mia umile disamina potrebbe obiettare che anche cancellare un commento è un atto di libertà. Ma che libertà è?! Io non credo che si tratti di libertà ma piuttosto di abuso di potere, di impari gestione della discussione, reclamare la proprietà privata in uno spazio notoriamente pubblico. Il blog non è casa mia. Il blog è di tutti: è il tacito accordo che ci siamo dati quando lo abbiamo aperto. Altrimenti mi facevo il mio bel diario di carta col lucchettino per farlo leggere solo a chi mi garba. Be’, non è così. Nei blog ci passa il mondo. Ed è giusto così. I blog non pretendono di dire la verità e non sono obbligati a dirla. La verità è una questione di ricerca: più interagisco, più studio, più vivo e più mi avvicino alla verità – se così vogliamo chiamarla. I blog possono contribuire a questa ricerca. Una ricerca monca se qualcuno decide del destino altrui sopprimendo il loro punto di vista. La libertà d’espressione è libertà di dire o non dire. Ma non di dire, lasciar dire e poi eliminare. Insomma non cancelliamo mai i commenti! E se qualcuno non è d’accordo vorrei capire perché. Ditelo! Ancor più bello che aver ragione, per le persone curiose e sensibili, è scoprire di avere torto. Un torto è sempre una ragione in più per il futuro. In fondo non è questa l’esperienza o l’anima del mondo? P.S. Se vi sembra una buona idea, mi piacerebbe che ognuno di voi non si limitasse a commentare questo post ma che ne scrivesse uno tutto suo nel proprio blog. Grazie.

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Libertà d’espressione VS censura e polizia.

8 Marzo 2006 17 commenti

Premesso che anch’io, una volta, ho cancellato un commento (anche se constava di scuse e affettuosi saluti, e non d’insulti o quant’altro; al tempo però ritenevo che fosse un’inutile smanceria; ciononostante, se tornassi in dietro non lo cancellerei, giacché quel gesto, ahimè, ha sottratto un tassello alla contiguità del dibattito). Dicevo, premesso ciò, resto convinto che, salvo gli affronti gratuiti e non argomentati, sarebbe meglio non eliminare mai i commenti. Dopodiché ognuno è libero di fare ciò che vuole. Ma veniamo al tema principale di questo mio post, ossia la "cancellazione di commenti" come censura e la minaccia di chiamare le autorità (nel caso specifico quella di internet: la polizia postale). Va be’ che in Italia, con questo governo, la censura di tipo fascista, atta a rattrappire la libertà d’espressione, è all’ordine del giorno, ma non esageriamo! Vi prego… Soprattutto se non si tratta di politica, affari, eccetera, ma solo di bagatelle da bloggettari. La scaturigine della controversia è stato il commento del sottoscritto al blog di un’omonima, presunata conoscenza. L’utente Fragmenta, che molti di voi sicuramente ricorderanno, da diverso tempo è andata via da questa comunità (Tiscali) senza avvisare o salutare nessuno. Io, casualmente, navigando nell’interrete, mi sono imbattuto in un’altra (?) Fragmenta, la quale, dall’allestimento del blog, i temi degli scritti, lo stile, il tono delle risposte, il periodo dell’apertura di questo (coinciso, guarda caso, con la chiusura dell’altro: quello su Tiscali) eccetera, sembrerebbe proprio essere la "nostra" Fragmenta. Pertanto, persuaso che fosse la medesima persona, gentilmente mi sono permesso di commentare un suo post nel seguente modo: Commento (firmato) 05/03/06 – 18,43 Ma guarda un po’, così, per caso, ti ho scovata. Ma forse, anche se te ne sei andata senza dir nulla a nessuno, lasciando, tra l’altro, che il mio link al tuo blog cadesse nell’oblio, il fatto di aver mantenuto lo pseudonimo "Fragmenta" voleva dire non tagliare del tutto col passato. Non preoccuparti, se desideri non essere commentata da ciò che forse ritieni essere il "tuo passato", sarò discreto e asseconderò il tuo volere. Tuttavia non potrai impedirmi di leggerti. Pensa che ho ricevuto una mail da una utente di Tiscali, preoccupata, la quale, pensando che noi due fossimo "intimi", mi chiedeva tue notizie. Io, pur non sapendo nulla, l’ho rassicurata dicendole che sicuramente stavi bene e che stavi facendo altro. Avevi solo voluto darci un taglio e, da brava donna, l’hai fatto come si deve: senza avvisare nessuno (almeno credo). Be’, che dire… Hai fatto bene: questa "comunità" mi piace di più e anche il nuovo allestimento è migliore. Mi sa che anch’io presto farò il salto. Ciao e in bocca al lupo, cara Fragmenta. Alioscia Seguono le risposte (in una delle quali lascio anche il mio indirizzo di blog) che potete leggere, in ordine, ai seguenti indirizzi: http://bleunuit.splinder.com/post/7119115#comment ; http://bleunuit.splinder.com/post/7373812#comment Sfortunatamente, a causa della cattiva accoglienza della padrona di casa, la controversia, anche se è durata poche battute, diciamo che è andata un po’ oltre. Tuttavia, eccetto le impertinenti e vacue apologie dei terzi, non è mai trascesa nel volgare. Da parte mia i commenti erano tesi al dialogo (anche se, ammetto, con qualche punta di provocazione). Da parte di Fragmenta le risposte erano lapidarie, chiuse, composte ma impermalite. Sino ad arrivare alla vituperata cancellazione di un commento, rivolto non solo a lei ma anche ai suoi affezionati seguaci e sostenitori. Eccolo: Commento dell’08/03/06 Che creature semplici siete. Intelligibili, evidenti, scontate, palesi, prevedibili, per niente misteriose. Una pacchia sareste, per chi ha sete di dominio. Il vostro modo di reagire così aritmetico consentirebbe quasi a chiunque di farvi fare ciò che vuole. Come nude pedine dotate d’istinto. Non ci si può sbagliare con voi. Certo, per chi è curioso e ama il mistero sarebbe una tristezza infinita. Per fortuna siete solo un piccolo consorzio eiaculato da quel più grande e ameno movimento che suole chiamarsi newage. L’universo è ancora vario è ineffabile. Che sospiro di sollievo… Dopo la censura segue la minaccia di denuncia alle autorità: la Polizia Postale. Brrrrr… mammamia! Poverini dài: lasciamoli lavorare a cose più serie (pedofilia ecc.) E che sarà mai! Insomma cosa ne pensate della censura dei commenti con relativa denuncia alle forze dell’ordine?

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Lei

28 Luglio 2005 9 commenti

Le avevo dedicato gli anni più energici della mia vita. Ma oggi, a ventisette anni, mi chiedo: ne è valsa la pena? Quanti giorni e quante notti dietro a lei… E’ vero, qualche volta, soggiogato dal piacere effimero dei sensi, l’avevo pure tradita. Ma queste storie – se così si possono chiamare – non erano durate mai più di tre mesi. A lei invece avevo sacrificato otto anni! Tanti, troppi forse… E comunque sono sempre stato io a sentire la sua mancanza; a tornare da lei. Ripercorrevo i mie passi pentito, con la coda fra le gambe, dopo essermi sfogato con gli amici. Amici che durante le mie uscite non facevano che difenderla. "Pensaci", mi dicevano, "stai sbagliando". Sempre le stesse cose! Compresi i miei genitori – loro addirittura ne sembravano ossessionati. Ok, c’era anche chi ne parlava male. Ma che magra consolazione… Di solito queste persone la giudicavano solo per sentito dire. Bisognerebbe saggiare quotidianamente il suo carattere. Avere a che fare con i suoi modi di metterti alla prova. Metodi a volte così freddi e crudeli, direi quasi sadici. A stento si riusciva a dialogare. Ma forse ero io che la vedevo così. In fondo, quando la seguivo con passione in tutte le sue pedantesche idee non era mai stata sadica con me. Diciamo che è il suo modo di sondare se uno ci tiene davvero. E adesso, dopo tanti anni? Adesso che sono qui a guardare questo foglio con scritto sopra il suo nome? Ne è valsa veramente la pena? Ho fatto bene a desiderarla per tutti questi anni per poi troncare tutto così da un giorno all’altro? Io penso di sì! Non dovrò più rincorrerla in ogni dove. In fin dei conti, ciò che più conta è quello che mi è rimasto nell’anima: l’unico vero tesoro, la cosa che mi distinguerà da chi ha avuto a che fare con lei solo superficialmente. Chi l’ha solo intravista, sfiorata. Io, invece, chiuderò questo pezzo di carta in un cassetto. Giacché per me, la laurea, è solo un punto di partenza.

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